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Può esserci Creazione senza Amore?

14:06:00 Mo Werefox 0 Comments


Accadde che due si incontrassero fra i prims di un cantiere artistico e che in una nuvola di idee scoprissero un’affinità tra alcuni frammenti del loro lavoro. Accadde che decidessero ciascuno di rinunciare all’individualismo del protagonista, per trovare nella condivisione una sintesi più alta. Accade che il risultato sia il simbolismo potente di Creation and Love, che ha avuto la sua consacrazione nel felice momento in cui Daco Monday è andato a trovare Aloisio Congrejo mentre questi stava lavorando alla sua nuova installazione. Fu così che - narreranno gli storici - dall’unione di Creation (Aloisio Congrejo) e Love (Daco Monday) nacque quello che mi appresto a scoprire di persona, in fortunata anteprima. L'opera verrà infatti inaugurata stasera, e resterà visitabile fino al 30 settembre 2010. Entro quindi, e attivo il sound, perchè la musica scelta è determinante nel definire il tono dell’opera. Atterro nel palmo di una mano accogliente, in un bianco assoluto che mi toglie subitaneamente ogni riferimento spaziale. Accade come nei sogni di bimbi, quando nell’infinito nulla solo una grande mano ci accoglieva per proteggerci, e ci si poteva rannicchiare nel palmo, per addormentarsi finalmente tranquilli. Scelgo di non dormire invece, troppo presa dalla curiosità e avvolta dalla musica. Potrei restare tranquilla nella mano, protetta. Ma i bambini escono dall’utero che li ha protetti e nutriti, i giovani si allontanano dalla famiglia che li ha allevati, gli uomini non si accontentano dell’orizzonte conosciuto. Non mi rimane che tentare l’esplorazione di questo spazio dalle dimensioni multiple. Potrei indisciplinatamente gettarmi nella luce bianca, insieme accecante minaccia e misteriosa promessa. Decido invece di seguire il sentiero grigio tracciato per me dal creatore. E trovo la vita.

Trovo le sfumature della vita, trovo le sue ruote, i suoi ingranaggi, i filamenti di un DNA sempre mutevole e inquieto. Grigio, bianco e nero in un alternarsi pacato di suggestioni e sfumature, dove quello che sembra nero a ben guardare è bianco, quasi monito a non fermarsi all’apparenza delle cose.

Parimenti, quello che sembra un intreccio ininterpretabile di meccanismi pronti a inghiottire ogni respiro nell’indifferenza placida dell’automatismo, prende tutt’altro ritmo se appena si prova a prendere un po’ le distanze, ad allargare la visuale. Si riesce allora a leggerne l’armonia d’insieme, orchestrata da mani colme di sollecitudine. Vado avanti, salgo ancora, mi addentro.


Ora lo sento che c’è, qualcosa d’altro. Qualcosa che palpita, un cuore. Trovo invece un cubo. Un parallelepipedo, ad essere precisi. Visto da fuori, è spigoloso e diviso, forse abitato da inconsistenti fantasmi. Potrei restare fuori, ancora una volta. Potrei accontentarmi del primo dato che la percezione mi invia. In fondo la scritta sul cubo dice LOVE, ma non ci credo tanto. Dov’è il cuore rosso che cercavo? Ancora una volta decido di non fermarmi alla prima lettura, e mi avvio decisamente verso la parete di quel cubo. Vi passo attraverso e... mi perdo. Mi perdo, non mi trovo più, non c’è più traccia di me. Un attimo di sconcerto e poi capisco.

Perchè nell’amore ci si perde, nell’amore ci si annulla per ritrovarsi nell’altro, nel creato... Solo ora mi accorgo che una calda luce rossa illumina dall’interiorità il mio essere. La luce dell’alba mi illumina, in quello spazio di bianchi e neri. Ancora una volta l’essere umano si differenzia dal resto del creato. Saprà finalmente meritarselo?



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